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In arrivo dalla Provincia il contributo di 100 euro per la spesa di libri destinato a 380 studenti delle scuole superiori.
Unico requisito richiesto: un reddito Isee riferito all’anno 2007 non superiore ai 12 mila euro, con la possibilità di presentare più di una domanda per ogni famiglia.
Iniziativa questa, promossa dall’assessorato alla pubblica istruzione di Palazzo Gentili per facilitare l’accesso dei libri di testo e del materiale didattico agli studenti delle scuole superiori di secondo grado della Tuscia, sia statali che paritetiche.
Soddisfatto l’assessore Aldo Fabbrini in quanto – “E’ la prima volta che sono state accolte le domande degli studenti viterbesi che frequentano istituti scolastici situati al di fuori dei confini provinciali. E aggiunge: “ Un elemento che abbiamo voluto per fornire una risposta seria, concreta e completa a tutti i nostri ragazzi”.
Per accedere al contributo è stato sufficiente presentare richiesta alla segreteria della scuola di appartenenza. Gli istituti che hanno risposto sono stati molteplici sia nel capoluogo che nel resto della Provincia
Siamo nel periodo pasquale e nella Tuscia sono di scena le famigerate “pizze di Pasqua”, dolce tradizionale, frutto, nei tempi passati della faticosa maratona pasquale delle donne di casa.
Un tempo, la settimana di passione iniziava con le famose pulizie pasquali, che prevedevano la pulizia a fondo di ogni angolo della casa e che si concludevano il Giovedì Santo, giorno in cui iniziava un’altra fatica: la preparazione delle Pizze di Pasqua, dalla procedura assai elaborata!!!
Il lavoro di queste, iniziava con l’impastare per ore ed ore quattro, sei, chilogrammi di farina con dozzine di uova ed altri ingredienti, poi seguiva la fase di lievitazione e l’appuntamento con la fornaia. Quando questa lievitazione ritardava tutta la famiglia entrava in agitazione, il tempo stringeva e allora si, che bisognava trovare subito un rimedio per accelerare questo processo! Le soluzioni possibili erano quelle di inserire sotto la madia i lumi ad olio, le pentole di acqua calda oppure gli scaletti con la brace. Questa procedura durava due giorni interi e come al solito chi ci rimetteva era la donna di casa, che, insonne, doveva sorvegliare sempre la regolarità del processo di lievitazione. All’indomani, solo al ritorno dal forno, la donna poteva tirare un sospiro di sollievo! Una volta santificate durante la benedizione pasquale, le pizze erano pronte per essere gustate nella tradizionale colazione del giorno di Pasqua insieme al lombetto, al capocollo, alle uova sode ed alla caratteristica coratella di abbacchio.
Per i ragazzi, con la stessa pasta della pizza, si preparavano dei dolci a forma di pupazzi, con l’aggiunta, per rispetto della trazione di un uovo al centro. Per le bambine si usava la borsetta con il manico, chiamata “scarsella”, per i maschietti invece, si usava un omino con l’uovo in pancia chiamato barcone. Questi dolci destinati ai bambini venivano conservati per essere consumati nella tradizionale scampagnata del “Lunedì di Pasquetta”, quando tutto il paese si raccoglieva in un grande prato dove bambini ed adulti si intrattenevano con giochi fanciulleschi. Le ragazze ed i ragazzi, approfittando della confusione e con la scusa di gustare i dolci si abbandonavano ad incontri e fughe maliziose…da qui, la nascita di molti detti a doppio senso tra cui:” andiamo a rompere la scarsella a Bagnaia”!
Attualmente, la scampagnata del lunedì di Pasqua ha assunto un carattere totalmente diverso, non ha più lo stesso significato di un tempo, così come tutti questi preparativi, tutte queste usanze che hanno perso quel tocco magico che rendeva
Patrizia Labellarte
Stazioni ferroviarie viterbesi : il “Far West”
Vorrei lanciare un appello, affinché il Comune o chi di competenza possa, nel vero senso della parola “ripulire” e migliorare le due stazioni ferroviarie della nostra città: Porta Fiorentina e Porta Romana.
Fra le due, non si sa quale sia ridotta peggio!?
La stazione di Porta Fiorentina, rispetto all’altra, può ancora vantare di una entrata con sala d’aspetto (e che sala d’aspetto)!, e una biglietteria che, nonostante vada a rilento, per via del poco personale e di un unico sportello aperto, almeno funziona.
La stazione di Porta Romana, sembra invece, quella del “Far West”. L’entrata è segnalata da un foglio di carta attaccato sulla porta, oltretutto chiusa, di quella che dovrebbe essere la sala d’attesa e nel quale compare la scritta con una freccia : “ entrata in fondo, a destra”.
Per il resto: ufficio informazioni… inesistente, capostazione…inesistente, tabellone grafico con l’orario dei treni e relative partenze avvenute o arrivi…inesistente. E le macchinette per obliterare il biglietto?
Si ,quelle ci sono, ma il più delle volte non funzionano. E’ possibile che su tre, ne funziona quasi sempre solo una?…E per fortuna!!!
A questo stato di abbandono in cui si trovano, si aggiunge anche la presenza di giardinetti poco curati e una pulizia della stazione e dei bagni che lascia un po’ a desiderare. Insomma un ambiente accogliente “dalle mille e una notte”!
Solo i due bar presenti nelle due stazioni funzionano regolarmente e funzionano bene…almeno quelli!
In fondo basterebbe un minimo indispensabile e tutti saremo più contenti!
Patrizia Labellarte